Redazione Nessun commento

Ho deciso! Voglio comprare una nuova auto con agevolazioni. Cosa devo fare?

3 guide utili per sapere come muoverti, cosa ti spetta e come richiederlo per non perdere agevolazioni e detrazioni sull’acquisto di autoveicoli con la legge 104

Quando si parla di acquisto o adattamento di un’auto per una persona con disabilità, orientarsi tra agevolazioni fiscali, IVA agevolata, detrazioni e requisiti richiesti può diventare complicato.

Per aiutarti a fare chiarezza, questa settimana abbiamo pubblicato tre nuove guide pratiche che rispondono alle domande più frequenti delle famiglie e dei caregiver.

🚗 Adattamento auto per disabili: costi, agevolazioni e contributi

Sai quali modifiche possono essere agevolate? Quanto costa adattare un veicolo e quali spese possono essere recuperate attraverso le agevolazioni previste dalla normativa?

In questa guida trovi una panoramica completa sui principali adattamenti, sui costi da considerare e sulle opportunità di risparmio disponibili per le persone con disabilità. Le agevolazioni fiscali possono infatti riguardare sia l’acquisto del veicolo sia gli interventi di adattamento necessari.

Leggi l’articolo completo

📋 Ho diritto alle agevolazioni auto della Legge 104? A chi posso chiedere?

Una delle domande che riceviamo più spesso riguarda proprio i requisiti per accedere alle agevolazioni.

Quali certificazioni servono? A chi rivolgersi per avere una risposta affidabile? Come verificare la propria situazione prima di acquistare un’auto?

In questa guida spieghiamo quali professionisti e uffici possono aiutarti a verificare il diritto alle agevolazioni e come evitare errori che potrebbero rallentare la pratica.

Leggi la guida completa

 

👨‍👩‍👧 Comprare un’auto con la Legge 104: a chi deve essere intestata?

L’auto deve essere intestata alla persona con disabilità oppure a un familiare?

La risposta dipende da alcuni aspetti fondamentali, tra cui la condizione di familiare fiscalmente a carico. Comprendere correttamente questo passaggio è essenziale per non rischiare di perdere i benefici fiscali previsti dalla normativa.

A chi intestare l’auto con la legge 104

Refil Care: informazioni chiare per amministratori di sostegno e famiglie

Ogni settimana pubblichiamo guide pratiche, approfondimenti normativi e strumenti utili per aiutare le famiglie a orientarsi tra diritti, agevolazioni e servizi dedicati alla disabilità e al mondo dell’amministrazione di sostegno.

Pensi che questo contenuto possa essere utile per qualcuno di tua conoscenza?

Redazione Nessun commento

Facciamo chiarezza su regole, tempi e valutazioni della nuova Valutazione di Base per l’accertamento introdotta dal D.Lgs. 62/2024

Cosa cambia davvero con la nuova Valutazione di Base e come orientarsi tra regole, tempi e soggetti coinvolti

Quando si parla di Valutazione di Base, la sensazione più comune è quella di trovarsi davanti all’ennesima procedura complicata, piena di passaggi poco chiari e termini difficili. In realtà, la riforma – il Decreto Legislativo 62/2024 – ha introdotto alcune novità importanti che, se conosciute in anticipo, possono aiutarti a evitare errori, ritardi e inutili fonti di stress.

La convocazione a visita: cosa controllare subito nella lettera

Partiamo da un momento cruciale: la convocazione a visita. Dopo l’invio del certificato medico introduttivo da parte del medico, la convocazione arriva tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. All’interno della lettera sono sempre indicati:

  • data
  • orario
  • luogo della visita.

È fondamentale leggerla con attenzione, perché viene anche specificato che bisogna presentarsi con un documento di identità valido e che, in caso di reale impossibilità a partecipare nel giorno stabilito, è possibile chiedere una nuova convocazione.

ATTENZIONE però: l’assenza ingiustificata viene considerata a tutti gli effetti come una rinuncia alla valutazione, con conseguenze importanti sull’intero iter.

Chi ti valuta oggi: come funzionano le Unità di Valutazione di Base

Una volta ricevuta la convocazione, ci si reca alla visita nel giorno, ora, luogo stabiliti. La visita viene effettuata dalle nuove Unità di Valutazione di Base, le cosiddette UVB. Si tratta di un team con una composizione pensata per guardare alla persona in modo più completo.

Le UVB sono formate da:

  • due medici nominati dall’INPS
  • da un rappresentante delle associazioni di categoria come ANMIC, UICI, ENS o ANFFAS, scelto in base alla specifica condizione di disabilità,
  • da una figura professionale dell’area psicologica o sociale.

A presiedere la commissione è sempre un medico dell’INPS specializzato in medicina legale.

Il caso dei minori: cosa cambia nella composizione della commissione

Quando la valutazione riguarda un minore, la struttura resta simile ma con un’attenzione ancora maggiore alle competenze specifiche. In questi casi, almeno uno dei medici nominati dall’INPS deve avere una specializzazione in pediatria, neuropsichiatria infantile o in una disciplina direttamente collegata alla patologia del minore. Se non è disponibile un medico legale, l’INPS può nominare come presidente un medico con altra specializzazione, purché abbia maturato almeno tre anni di esperienza negli organi di accertamento dell’Istituto.

Come si svolge la valutazione e chi può assisterti alla visita

La valutazione è valida solo se partecipano almeno tre componenti e, se presente, anche il professionista indicato dalle associazioni può concorrere al numero. In caso di parità, il voto del presidente vale doppio.

IMPORTANTE: Durante la visita, la persona interessata ha sempre la possibilità di farsi assistere dal proprio medico o psicologo di fiducia. È bene sapere, però, che questa figura non ha diritto di voto, ma può comunque essere un supporto importante.

 

Anziani over 70 e non autosufficienza: il percorso dedicato

Un capitolo a parte riguarda le persone anziane con più di settant’anni. In questi casi, l’accertamento della non autosufficienza può partire su richiesta diretta dell’interessato oppure su segnalazione della rete ospedalieradelle farmacie, dei comuni o degli ambiti territoriali sociali. La prima valutazione viene fatta dal medico di medicina generale o da un medico del Servizio Sanitario Nazionale, che indirizza la persona al Punto Unico di Accesso. Se il medico ritiene che non ci siano i requisiti per la non autosufficienza, deve comunque informare l’interessato della possibilità di accedere alla valutazione della condizione di disabilità e procedere con l’invio del certificato medico introduttivo.

Al termine dell’iter viene rilasciato un unico documento finale, il certificato attestante la condizione di disabilità. Questo certificato sostituisce i vecchi verbali e contiene in modo unitario tutti gli accertamenti previsti dalla normativa. Il documento viene inserito nel Fascicolo Sanitario Elettronico, inviato per raccomandata e reso disponibile anche sul Portale della Disabilità.

Tempistiche e possibili sospensioni: quando e perché i tempi si allungano

I tempi di conclusione del procedimento sono definiti in modo preciso e decorrono dalla data di trasmissione del certificato medico introduttivo. La valutazione deve chiudersi entro:

  • 15 giorni nei casi di patologie oncologiche
  • 30 giorni per i minori
  • 90 giorni in tutti gli altri casi.

È importante sapere che la commissione può chiedere un’integrazione della documentazione, ad esempio per valutare una maggiore intensità dei sostegni o in presenza di motivi che ostacolano l’accoglimento della domanda. In queste situazioni i termini si sospendono per sessanta giorni, con la possibilità di una proroga di ulteriori sessanta giorni su richiesta dell’interessato. In ogni caso, il procedimento deve concludersi con l’emissione del certificato, anche basandosi sulla documentazione già disponibile.

La procedura “Dati socio-economici”: il passaggio che può accelerare i benefici

C’è poi un passaggio spesso sottovalutato, ma fondamentale se si vogliono accelerare eventuali prestazioni economiche. Dal momento in cui il certificato medico introduttivo viene trasmesso all’INPS, è possibile comunicare i propri dati socio-economici attraverso la procedura “Dati socioeconomici disabilità” presente sul sito dell’Istituto.

L’accesso avviene tramite identità digitale, come SPID di livello almeno 2, CIE, CNS o eIDAS. In questa fase possono essere d’aiuto anche i patronati o le associazioni di categoria, soprattutto se non si ha dimestichezza con le procedure online.

Nella comunicazione dei dati devono essere indicati, se non già presenti, i dati anagrafici completi, lo stato civile e quelli del coniuge se presente, il reddito annuo lordo al netto degli oneri deducibili riferito all’anno in corso, l’eventuale ricovero gratuito superiore a ventinove giorni consecutivi, la modalità di pagamento scelta e l’eventuale attività lavorativa svolta.

Se la trasmissione viene fatta tramite patronato, è necessario conferire un mandato formale.

Segnalazioni e chiarimenti: come comunicare con l’INPS

Infine, per segnalazioni o chiarimenti su aspetti normativi e procedurali, l’INPS ha messo a disposizione una casella di posta dedicata alla sperimentazione sulla disabilità.

Conoscere in anticipo questi passaggi significa arrivare più preparati, fare le scelte giuste al momento giusto e ridurre il rischio di rallentamenti evitabili. Ed è proprio da qui che inizia un percorso più consapevole e meno faticoso.

Redazione Nessun commento

Valutazione di base per la disabilità: spiegata la nuova procedura

Il sistema italiano di accertamento dell’invalidità sta affrontando una trasformazione epocale. L’introduzione della valutazione di base per la disabilità, pilastro fondamentale della riforma attuata con il D.Lgs. 62/2024, segna il passaggio da un modello puramente burocratico a uno più snello e centrato sulla persona. Questa evoluzione non riguarda solo la terminologia, ma modifica profondamente le modalità con cui i cittadini interagiscono con gli enti previdenziali.

Verso una semplificazione dei processi

L’obiettivo dichiarato della valutazione di base d.l. 62/2024 è quello di ridurre sensibilmente il carico amministrativo che spesso grava sulle famiglie e sui soggetti fragili. Una delle innovazioni più significative di questo nuovo impianto normativo è la possibilità, in specifiche circostanze che saranno dettagliate da decreti ministeriali, di richiedere l’accertamento senza dover necessariamente effettuare una visita medica in presenza. In questi casi, la commissione può deliberare basandosi esclusivamente sulla documentazione clinica fornita e sull’utilizzo di strumenti di valutazione standardizzati come il WHODAS (World Health Organization Disability Assessment Schedule). Questo meccanismo è stato pensato appositamente per snellire il processo di valutazione e garantire una gestione più efficiente delle pratiche.

Il ruolo centrale dell’INPS e delle UVB

Al centro di questo ecosistema troviamo la valutazione di base INPS, ora affidata alle nuove Unità di Valutazione di Base (UVB). Queste unità hanno il compito di riassorbire e unificare le funzioni precedentemente svolte dalle diverse commissioni per l’invalidità civile, l’handicap e la disabilità a fini lavorativi. La struttura delle UVB è multidisciplinare: oltre ai medici nominati dall’INPS, esse prevedono la partecipazione di rappresentanti delle associazioni di categoria e di professionisti dell’area psicologica e sociale. Questa composizione garantisce che ogni valutazione non si limiti a un esame clinico, ma consideri la condizione di salute nel suo complesso.

Trasparenza, tempi certi e futuro digitale

La riforma punta con decisione sulla certezza dei tempi di risposta. Il procedimento di valutazione deve infatti concludersi entro scadenze precise: 15 giorni per le patologie oncologiche, 30 giorni per i minori e 90 giorni per le altre casistiche. Inoltre, l’integrazione digitale tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico e il “Portale della disabilità” permette una comunicazione costante e trasparente tra istituzioni e cittadino.

Rimanere informati su questi cambiamenti è essenziale per poter esercitare i propri diritti in modo efficace e tempestivo.

Vuoi approfondire come muoverti tra queste novità? La normativa è in continua evoluzione e comprendere ogni passaggio tecnico può fare la differenza.

📩  Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere analisi dettagliate e non perdere i prossimi aggiornamenti sul mondo della disabilità.


Redazione Nessun commento

Hai ottenuto il verbale di invalidità/104: cosa fare nei prossimi 90 giorni

Ottenere il verbale che attesta l’invalidità del proprio figlio o di un parente è un’esperienza che non si spiega facilmente a chi non l’ha mai dovuta provare. Racchiude in sé emozioni molto contrastanti: da una parte la disperazione nel pensare a ciò che, proprio per via della disabilità, lui/lei non potrà mai fare o avere in modo uguale rispetto a tutti gli altri coetanei. Dall’altra, l’imposizione di una buona dose di forza e di coraggio che sono più che mai necessari per affrontare ciò che verrà, sapendo di dover dare il doppio rispetto a un altro genitore.

Scarica la guida ai permessi 104: cosa chiedere, quando, come

Molte famiglie sono bravissime nel superare il percorso di accertamento, ma poi restano sole davanti a documentazioni, PDF pieni di numeri, percentuali, sigle. Questa guida vuole aiutare proprio quei genitori, parenti, o anche quelle persone a cui viene diagnosticata una malattia nel corso della propria vita, che ha bisogno di supporto a livello amministrativo e non sa ancora bene come muoversi in questo “labirinto”. In particolare, la guida vuole aiutare a:

  • leggere le parti fondamentali del verbale;
  • capire quali mosse ha senso pianificare nei primi 30, 60, 90 giorni;
  • evitare che il verbale resti “chiuso in un cassetto” senza attivare i diritti collegati.

Importante: si tratta di orientamento, non consulenza legale. Per casi dubbi o per eventuali ricorsi è sempre bene farsi aiutare da professionisti.

Leggere bene il verbale: cosa cercare

Bisogna essere consapevoli che non si tratta di un semplice “foglio medico in più”, ma rappresenta la base per tutti i passi successivi. Dopo essere riusciti ad ottenere il verbale, prendersi il tempo di leggerlo con calma, magari con qualcuno accanto, è il primo gesto di cura per te e per la persona che assisti.

Nel verbale, di solito, trovi indicazioni su:

  • invalidità civile: una percentuale (es. 75%, 100%), eventualmente con riferimenti a tabelle e categorie;
  • handicap ai sensi della Legge 104/1992: può essere riconosciuto come handicap “semplice” (art. 3 comma 1) o handicap in situazione di gravità (art. 3 comma 3);
  • eventuale indennità di accompagnamento, sempre che ne ricorrano i requisiti;
  • la presenza o meno di una revisione programmata e la relativa data.

La differenza tra art. 3 comma 1 e comma 3 è molto importante: il comma 3 riguarda le situazioni in cui le minorazioni riducono l’autonomia personale in modo tale da richiedere un’assistenza globale, continua e permanente o comunque particolarmente intensa. È questo riconoscimento che apre la porta a una serie di tutele specifiche per la persona e per i familiari lavoratori che la assistono.

Se, leggendo il verbale, qualcosa non ti torna – ad esempio la percentuale è molto più bassa di quanto ti aspettassi, o non viene riconosciuta la gravità nonostante un quadro impegnativo – è fondamentale non ignorare il disagio. Piuttosto, prendi nota delle perplessità: potrebbero essere la base per un approfondimento con un patronato, un’associazione o un legale.

Cosa attivare entro 30 giorni

Nei primi 30 giorni non devi fare “tutto”: l’obiettivo è mettere in sicurezza alcuni passaggi di base e iniziare a trasformare il verbale in diritti concreti. Per iniziare può essere utile:

  • Condividere il verbale con il medico di base e con gli specialisti di riferimento. Questo permette di allineare la parte clinica con il riconoscimento amministrativo e, se serve, di pianificare eventuali integrazioni documentali per il futuro.
  • Verificare eventuali scadenze legate al ricorso. Se il verbale ti sembra molto distante dalla realtà, è importante non aspettare mesi prima di parlarne con un patronato o con un professionista. I termini per le impugnazioni non sono eterni.
  • Attivare le esenzioni sanitarie, dove previste: alcune Regioni rilasciano esenzioni specifiche sulla base del verbale di invalidità o del riconoscimento di handicap; in altre è sufficiente la documentazione sanitaria. Questa è una tipica area in cui le regole locali fanno la differenza.
  • Informare la scuola, se la persona è un minore: il verbale può essere importante per il PEI, per la definizione delle ore di sostegno e per la partecipazione ai GLO. Anche qui, attenzione: ogni scuola ha tempi e modalità organizzative diverse, ma avere il verbale prima dell’avvio dell’anno scolastico è quasi sempre un vantaggio.

In questa fase può essere molto utile creare una cartella (fisica o digitale) che contenga:

  • il verbale e le eventuali comunicazioni INPS collegate;
  • la documentazione sanitaria più importante;
  • un foglio con le tue domande e preoccupazioni, da portare alle visite o agli sportelli.

Cosa pianificare tra 30 e 60 giorni

Nei 30–60 giorni successivi il focus si sposta di solito su lavoro, scuola e primi contatti con i servizi. Dopo il primo mese, di solito, la domanda diventa: “Come cambia adesso la nostra organizzazione di vita?” Qui il verbale inizia a dialogare con il lavoro, con i servizi sociali e con la quotidianità della famiglia.

Se lavori tu, o lavora un familiare che assiste la persona con handicap grave, questo è il momento in cui ha senso informarsi sul diritto ai permessi retribuiti della Legge 104 e, se necessario, sul congedo straordinario retribuito per l’assistenza. Non è solo una questione di moduli: chiedere tre giorni al mese o un lungo periodo di congedo significa riorganizzare turni, progetti, equilibri in casa. Da fuori sembra un frammento di normativa; da dentro è una scelta che impatta la vita di tutti.

Quindi, conviene:

  • valutare la richiesta dei permessi retribuiti ex Legge 104 (tre giorni al mese o, in alcuni casi, due ore al giorno), da presentare al datore di lavoro tramite l’apposito modulo INPS;
  • informarti sulla possibilità di usufruire del congedo straordinario retribuito per assistere un familiare con handicap grave, se la situazione lo richiede, sapendo che si tratta di uno strumento con regole precise e limiti temporali.

In questa stessa finestra di tempo, molte famiglie iniziano i primi contatti con i servizi sociali o con i servizi di integrazione scolastica, con i centri di riabilitazione o con i servizi territoriali per la disabilità. È lì che ci si informa su eventuali servizi domiciliari, trasporti dedicati, centri diurni, progetti educativi individualizzati. Il verbale è il documento che legittima l’accesso a questi percorsi, ma spesso nessuno ti dice chiaramente a chi devi rivolgerti, in che ordine, con quali tempistiche. Una parte del nostro lavoro in Refil Care è proprio costruire insieme una “mappa dei contatti”: chi chiamare, cosa chiedere, quali documenti portare.

Ricapitolando, in questa finestra temporale può essere utile:

  • verificare con servizi sociali, servizi di integrazione scolastica o centri di riabilitazione quali servizi socio-educativi, domiciliari, di trasporto, centri diurni siano eventualmente collegabili al verbale;
  • fare un primo punto sulle spese ricorrenti (visite, terapie, farmaci, spostamenti) per capire se e come organizzare un budget familiare più sostenibile.

Cosa costruire nei 60–90 giorni

Intorno ai due o tre mesi dall’arrivo del verbale, è facile entrare in una fase di stanchezza burocratica. Hai fatto la domanda, hai retto la visita, hai letto un verbale pieno di codici, hai iniziato a muovere i primi passi… e la voglia di “parlarne ancora” è poca. Proprio qui, però, si apre uno spazio importante: passare dal “cosa posso ottenere” al “dove vogliamo andare”.

Sul piano pratico, questo è il momento ideale per approfondire le agevolazioni fiscali collegate all’invalidità e all’handicap: detrazioni per spese sanitarie e di assistenza, IVA ridotta per alcuni ausili, possibili benefici per adattare la casa o per l’acquisto di un’auto, esenzioni o riduzioni su alcune imposte locali. Spesso sono opportunità che nessuno ti spiega in modo organico, e che rischiano di perdersi se nessuno le mette tutte sul tavolo.

Parallelamente, è il tempo giusto per fare una piccola “radiografia” delle spese ricorrenti: visite, terapie, spostamenti, babysitter, sostegni informali. Guardarle in faccia non è piacevole, ma ti permette di capire quali agevolazioni possono davvero fare la differenza, e quali eventualmente sono troppo complicate da inseguire per il beneficio che portano. In Refil Care questo è uno dei momenti in cui molte famiglie tirano un sospiro di sollievo: finalmente tutto è scritto e chiaro, non solo “in testa”.

Ma soprattutto, tra i 60 e i 90 giorni è il momento in cui possiamo iniziare a parlare di Progetto di vita, non solo di pratiche. La riforma della disabilità spinge proprio in questa direzione: non fermarsi al singolo beneficio, ma costruire nel tempo un percorso che tenga insieme casa, scuola, lavoro, relazioni, tempo libero, autonomia. Progetto di vita non significa chiederti di avere un piano perfetto per i prossimi dieci anni. Significa, più semplicemente, fermarsi a dire ad alta voce:

  • cosa è importante per noi?
  • Quali piccole cose, nei prossimi mesi, vorremmo migliorare?
  • Quali sostegni ci servono per provarci?

Quando lavoriamo con le famiglie, questo passaggio è spesso molto emotivo: dietro un verbale c’è una storia, non solo un codice. Avere qualcuno che ti aiuta a rimettere al centro quella storia, senza perdere di vista moduli, scadenze e normative, è ciò che ci sta più a cuore.

Una checklist pratica dei primi 90 giorni

Immagina di avere davanti tre cerchi distinti, uno con scritto “0–30 giorni”, uno “30–60 giorni”, il terzo “60–90 giorni” e di scrivere dentro poche cose, non un elenco infinito. Nel primo cerchio, probabilmente, comparirebbero il medico di base, la lettura del verbale, la scuola o l’idea di informare i servizi. Nel secondo apparirebbero la parola “lavoro”, i permessi 104, forse il congedo, e il primo contatto con i servizi sociali o sanitari. Nel terzo cerchio comparirebbero le parole “agevolazioni fiscali” e “Progetto di vita”.

Non è una maratona da correre in apnea. È un percorso in cui puoi rallentare, chiedere aiuto, cambiare priorità.

Di seguito una lista delle azioni che potresti inserire nei tre cerchi ideali:

  • Leggere il verbale con calma, magari con qualcuno di fiducia.
  • Condividerlo con medico di base e specialisti.
  • Verificare l’eventuale presenza di scadenze per ricorsi o revisioni.
  • Attivare esenzioni ticket o altre esenzioni sanitarie, dove previste.
  • Informare la scuola (per i minori) e collegare il verbale al PEI e ai GLO.
  • Valutare, se c’è handicap grave, la richiesta di permessi 104 e, se necessario, del congedo straordinario.
  • Contattare servizi sociali/territoriali per una prima mappatura dei servizi disponibili.
  • Fare un punto sulle spese ricorrenti e sulle possibili agevolazioni fiscali.
  • Iniziare a raccogliere idee e desideri per un possibile Progetto di vita, da approfondire con i servizi competenti.

Vuoi la checklist in PDF? Iscriviti alla newsletter

Come Refil Care può aiutarti

Refil Care offre un servizio di affiancamento completo per le famiglie che iniziano ad affrontare il percorso di invalidità civile. Dal primo colloquio alla gestione delle pratiche, fino al supporto per eventuali ricorsi.

Lettura del verbale

Sulla base di quanto scritto nel verbale è possibile capire a cosa puoi avere diritto.

Analisi della situazione

Dalle ultime documentazioni ISEE, Dich. dei redditi, CU ricostruiamo la tua posizione per capire cosa ti spetta.

Elenco delle prestazioni

Riceverai un elenco completo di tutte le prestazioni assistenziali, previdenziali, fiscali che puoi richiedere.Supporto costante

Ti supportiamo nell’inoltro della domanda e siamo al tuo fianco con risposte via telefono e WhatsApp.

Redazione Nessun commento

Da zero al verbale: percorso completo per ottenere invalidità civile e 104

Quando arriva una diagnosi importante i primi sentimenti che attraversano una famiglia sono di sgomento, tristezza, timore, impotenza di fronte alla vita. Spesso la prima domanda che sorge è: “E adesso cosa devo fare?” 

Rispondere in modo appropriato è impossibile, perché siamo di fronte ad un avvenimento che, nonostante colpisca più famiglie in Italia e nel mondo, resta troppo intimo. Passato lo shock e dopo avere elaborato ciò che è accaduto, bisogna in qualche modo andare avanti, o almeno si ha il dovere di provarci.

Da qui inizia un percorso della durata di una vita intera: ci sono visite, scuola, lavoro, fratelli da seguire, conti da pagare. L’idea di infilare anche “l’aspetto burocratico e amministrativo” nella lista delle cose da gestire sembra semplicemente impossibile.

Questa guida nasce proprio da qui, dalle conversazioni che in Refil Care abbiamo ogni giorno con caregiver che ci dicono: “Siamo all’inizio, non sappiamo niente, abbiamo paura di fare errori”.

Invalidità civile, handicap Legge 104, accompagnamento, agevolazioni, permessi, esenzioni… tutto sembra mescolarsi, e la sensazione è di perdersi. Ma esiste in realtà un percorso che deve essere affrontato a piccole tappe, proprio per la sua complessità.

Non è consulenza legale, non sostituisce INPS, ASL, patronati o avvocati. È una mappa semplice per:

  • capire quando ha senso avviare la domanda;
  • preparare i documenti senza impazzire;
  • sapere, a grandi linee, cosa succede nel procedimento;
  • avere un’idea di cosa sta cambiando con la riforma della disabilità.

Per i dettagli pratici locali (modulistica, indirizzi, modalità operative) dovrai sempre verificare con la tua ASL/Regione o con il Comune.

Quando è il momento di avviare la domanda

Non esiste un “momento perfetto” uguale per tutti. Di solito si pensa all’invalidità civile e alla 104 quando:

  • la condizione di salute inizia a creare difficoltà vere nella vita di tutti i giorni (muoversi, comunicare, prendersi cura di sé, studiare, lavorare);
  • diventano necessari aiuti stabili: visite frequenti, terapie, ausili, accompagnamento a scuola o al lavoro, organizzazione familiare diversa;
  • i costi legati alla salute iniziano a pesare in modo importante sul bilancio di casa.

Aspettare che “la situazione sia insostenibile” significa affrontare una procedura lunga quando siete già esausti. Avviare la domanda, invece, è un modo per dire: “Quello che stiamo vivendo esiste e chiediamo che venga riconosciuto, anche per poter avere degli strumenti in più per reggerlo”.

È utile distinguere, almeno a grandi linee:

  • invalidità civile → è la parte che di solito si collega a percentuali, prestazioni economiche (come l’indennità di accompagnamento) ed esenzioni;
  • handicap ai sensi della Legge 104/1992 → è la parte che si collega soprattutto a scuola, lavoro, permessi per chi assiste, inclusione sociale.

Nella pratica, spesso la procedura è unica e porta a più “verbali” o sezioni nello stesso verbale. L’importante è sapere che non stai chiedendo un’etichetta, ma il riconoscimento di una condizione che già c’è.

Quali certificazioni servono prima di tutto

Prima ancora dei portali e dei moduli INPS, la vera porta d’ingresso è la documentazione sanitaria. L’obiettivo non è raccogliere “tutto quello che c’è in cartella”, ma costruire un fascicolo che racconti in modo chiaro:

  • qual è la diagnosi (o le diagnosi) principali;
  • quali limitazioni concrete provoca nella vita di tutti i giorni;
  • quali terapie, ausili, aiuti sono già necessari o saranno necessari a breve.

La porta d’ingresso, per quasi tutte le situazioni, è il certificato medico introduttivo.

Certificato medico introduttivo del medico

Il certificato medico introduttivo è un documento telematico che viene inviato all’INPS da un medico abilitato (di solito il medico di base o lo specialista). È l’atto che “accende la luce” sul tuo caso all’interno dei sistemi INPS.

Nel certificato il medico riporta:

  • la/le diagnosi principali;
  • le informazioni cliniche essenziali;
  • eventuali indicazioni sulla gravità, sulla necessità di accompagnamento, sulla difficoltà a deambulare o compiere gli atti quotidiani;
  • se la situazione è temporanea o destinata a durare nel tempo.

Dopo l’invio, la persona o la famiglia riceve un numero di certificato e una ricevuta. Nelle province in cui vale ancora la procedura “tradizionale”, questo numero serve per presentare la domanda amministrativa di invalidità civile; nelle province in sperimentazione, il certificato può valere già di per sé come avvio dell’iter (tra poco ci torniamo). 

Il certificato ha una validità limitata nel tempo: non conviene farselo fare e poi “lasciarlo nel cassetto”. Idealmente, si prepara la documentazione e si programma la compilazione quando si è pronti a proseguire con l’iter.

Documentazione sanitaria “minima accettabile”

Oltre al certificato introduttivo, è importante raccogliere referti e relazioni che diano sostanza a quanto dichiarato dal medico. In pratica può trattarsi di:

  • referti di visite specialistiche recenti;
  • esami strumentali significativi;
  • relazioni di strutture ospedaliere, centri riabilitativi, neuropsichiatria infantile o servizi di salute mentale;
  • per i minori, relazioni funzionali (ad esempio su comunicazione, apprendimento, autonomia).

Non serve portare ogni singolo esame fatto negli anni: meglio pochi documenti chiari, aggiornati e coerenti, che aiutino la commissione a capire il quadro e l’impatto sulla vita quotidiana.

Come si presenta la domanda

Una volta che il certificato medico introduttivo è pronto e avete raccolto i documenti principali, si passa alla parte amministrativa, quella che fa un po’ più paura perché si parla di portali, codici, moduli, patronati.

In molte province italiane funziona ancora così: con il numero del certificato si presenta una domanda telematica all’INPS, in cui si indicano i dati della persona, si specifica che tipo di riconoscimento si chiede (invalidità civile, handicap, eventuali prestazioni collegate) e si invia tutto tramite:

  • il portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS;
  • oppure tramite un patronato o un altro intermediario abilitato, se preferisci non occupartene direttamente.

In altre province, quelle coinvolte nella sperimentazione della riforma della disabilità, una parte di questi passaggi è stata semplificata: il procedimento può partire direttamente dal certificato introduttivo, senza una domanda separata, e “scorrere” in modo più lineare all’interno dei sistemi dell’INPS.

Da fuori, è comprensibile che questo crei confusione: alcuni articoli in rete parlano ancora di “vecchia” procedura, altri già di quella nuova. Il risultato è che molte famiglie non capiscono se devono fare due cose (certificato + domanda) o una sola. In ogni caso, l’INPS fisserà poi una visita (in presenza o, in alcuni casi, sugli atti) davanti alla commissione medica integrata ASL/INPS.


Cosa succede dopo: le fasi della procedura INPS

Una volta partita la richiesta, non vedi più nulla per un po’. Sembra che tutto sia fermo, ma in realtà il tuo caso sta entrando nelle varie “stanze” del procedimento.

La circolare INPS n. 42 del 17 febbraio 2025 ha descritto in modo ordinato il procedimento di riconoscimento dell’invalidità civile e delle altre situazioni tutelate, articolandolo in quattro grandi fasi: sanitaria, concessoria, revisioni e verifiche, contenzioso. 

La fase sanitaria: la visita o la valutazione sugli atti

In questa fase si svolge la visita davanti alla commissione o, in alcuni casi, una valutazione “agli atti” basata sulla documentazione.  Può avvenire in presenza (la classica visita) o, in alcuni casi, “agli atti”, cioè solo sulla base della documentazione. L’obiettivo è valutare:

  • la diagnosi;
  • il decorso della patologia;
  • le limitazioni funzionali;
  • il bisogno di sostegni nella vita quotidiana.

Il risultato è un verbale sanitario che indica, ad esempio, la percentuale di invalidità civile e l’eventuale riconoscimento di handicap (anche grave) ai sensi della Legge 104/1992.

La fase concessoria: quando il verbale “diventa soldi e diritti”

Se dal verbale emerge il diritto a prestazioni economiche (per esempio una pensione di invalidità o l’indennità di accompagnamento), parte la cosiddetta fase concessoria. Qui l’INPS verifica requisiti amministrativi (residenza, reddito dove richiesto, ecc.) e, se tutto torna, autorizza e avvia i pagamenti. È la fase meno “visibile” ma più attesa, perché è quella in cui la decisione diventa concreta sul conto corrente. Anche qui possono esserci richieste di integrazione, controlli, tempi di attesa non sempre immediati.

Revisioni e verifiche

Molti verbali prevedono una data di revisione. Significa che, a quella scadenza (o quando l’INPS lo ritiene opportuno), può essere chiesto un nuovo accertamento per vedere se la situazione è cambiata. Questo non vuol dire che tutto venga rimesso in discussione da capo, ma è importante:

  • annotarsi la data di revisione;
  • non ignorare eventuali lettere o comunicazioni INPS;
  • tenere aggiornata la documentazione sanitaria in vista di quel momento.

È importante tenere d’occhio le date di revisione riportate sul verbale e le eventuali comunicazioni dell’INPS, perché la mancata presentazione alla visita di revisione può comportare la sospensione o la revoca delle prestazioni.

E se il verbale non ti sembra giusto?

Può succedere che, dopo tutto il percorso, il verbale ti lasci con l’amaro in bocca. La percentuale è molto più bassa di quanto ti era stato prospettato, non compare il riconoscimento di handicap grave che ti aspettavi, o altre incongruenze.

Esistono strumenti di tutela (ricorsi, contenziosi) che però richiedono il supporto di professionisti. In questa guida non entriamo nel tecnico, ma quello che possiamo fare è aiutarti a:

  • mettere nero su bianco cosa non torna;
  • raccogliere i documenti mancanti;
  • arrivare preparato a un patronato, a un’associazione o a un legale, senza dover raccontare tutto da capo ogni volta.

Cosa cambia con la riforma disabilità

Negli ultimi anni il modo di definire e riconoscere la disabilità in Italia sta cambiando. Il Decreto Legislativo 62/2024 ha introdotto concetti nuovi (valutazione di base, accomodamento ragionevole, Progetto di vita) e sta ridisegnando il percorso per molte persone. Per le famiglie si traduce nel non guardare solo la malattia o la diagnosi, ma il funzionamento della persona e quello che serve per permetterle di vivere la vita più piena possibile, nel suo contesto.

Questo significa:

  • maggiore attenzione a come la disabilità impatta sulla giornata reale, non solo sulle carte;
  • più collaborazione tra servizi sanitari, sociali, scolastici e lavorativi;
  • costruzione di un Progetto di vita che tenga insieme obiettivi, sostegni, tempi.

Per ora la riforma è in fase di avvio: alcune province sono già in sperimentazione, altre stanno arrivando, altre ancora seguiranno più avanti. Il risultato è che, oggi, il percorso di una famiglia di Brescia può essere un po’ diverso da quello di una famiglia di Palermo, pur dentro le stesse leggi nazionali.

Province in sperimentazione e resto d’Italia

Al momento le province coinvolte nella sperimentazione della nuova procedura sono state individuate da INPS (ad esempio Brescia, Firenze, Perugia, Salerno, Sassari e altre), con un’estensione progressiva nel corso del 2025. In queste realtà l’iter può partire direttamente dal certificato medico introduttivo, senza una domanda amministrativa separata, e segue logiche più vicine alla nuova “valutazione di base” prevista dal decreto.

Nel resto d’Italia continua per ora a valere il procedimento tradizionale descritto dalla circolare 42/2025: certificato medico, domanda amministrativa, fasi sanitaria e concessoria, revisioni, contenzioso.

È quindi normale che tu possa leggere articoli diversi e avere l’impressione che “non dicano la stessa cosa”: dipende molto da dove è domiciliata o residente la persona e da quanto rapidamente la riforma viene applicata in quella zona.

Attenzione alle differenze locali (ASL, Regione, Comune)

Oltre alle regole nazionali, ogni territorio può avere:

  • modulistica propria per alcuni servizi;
  • percorsi leggermente diversi per collegare il verbale ai servizi sanitari, sociali, scolastici;
  • tempi di attesa diversi per visite, commissioni, revisioni.

Questo significa che due famiglie, con situazioni simili, ma residenti in Regioni diverse, possono fare esperienza di percorsi organizzativi non identici, pur nel rispetto delle stesse norme nazionali.

Per questo è sempre utile:

  • verificare i siti di ASL e Regione;
  • contattare i servizi sociali del Comune;
  • annotare nomi, date, recapiti delle strutture coinvolte.

Per questo, nel nostro lavoro teniamo fermo il quadro nazionale (leggi, decreti, circolari, diritti “di base”) e lo adattiamo alla realtà del posto in cui vivi, incastrando INPS, ASL, scuola, Comune, eventualmente anche associazioni e altri attori.

Non sei tenuto a conoscere tutto questo da solo: è esattamente il tipo di complessità che cerchiamo di alleggerire.

Come ti può aiutare Refil Care in questo percorso

Quando diciamo che Refil nasce da un caregiver per i caregiver, parliamo proprio di questa fase: quella in cui ti affacci al mondo di invalidità, 104, accompagnamento, e ti sembra di entrare in un labirinto. L’iter che abbiamo descritto è teorico. Nella realtà ci sei tu, con il tuo tempo limitato, le tue paure e le tue altre responsabilità familiari, lavorative, personali.

Nel percorso “da zero al verbale” possiamo:

  • aiutarti a capire se è il momento giusto per avviare la domanda;
  • mettere ordine nella documentazione sanitaria, selezionando ciò che è davvero utile;
  • tenere insieme certificato introduttivo, domanda INPS, appuntamenti, scadenze;
  • prepararti alla visita, con un linguaggio che non sia pieno di sigle ma vicino alla tua vita quotidiana;
  • aiutandoti a collegare il verbale, una volta arrivato, alle opportunità concrete (agevolazioni, permessi, servizi).

Il protagonista e l’unico responsabile delle decisioni che avranno effetto sulla famiglia resti sempre tu. Il nostro lavoro consiste nell’alleggerirti almeno del carico burocratico in modo da poter essere più libero e prendere decisioni migliori.


Redazione Nessun commento

Come ottenere la dichiarazione di invalidità civile

Affrontare il tema della dichiarazione di invalidità civile non è mai solo una questione di moduli e procedure: dietro ogni domanda ci sono persone, famiglie, preoccupazioni concrete sul presente e sul futuro. Spesso chi cerca informazioni su come ottenere la dichiarazione di invalidità civile si sente spaesato, ha paura di sbagliare un passaggio e di perdere diritti importanti.

In questo articolo cerchiamo di guidarti passo dopo passo, con un linguaggio semplice e chiaro, spiegandoti cosa significa il riconoscimento di invalidità civile, quali sono gli step da seguire (certificato medico, domanda INPS, visita, verbale) e perché questo percorso può aprire l’accesso a tutele economiche, agevolazioni e sostegni che alleggeriscono il carico quotidiano tuo e della tua famiglia.

I passi per richiedere correttamente la dichiarazione di invalidità civile

Il riconoscimento dell’invalidità civile è un accertamento sanitario effettuato dall’INPS che attribuisce una percentuale di invalidità in base alle limitazioni funzionali della persona, con l’obiettivo di individuare chi, a causa della propria condizione di salute, necessita di specifiche tutele.  Da questo esito possono derivare prestazioni economiche, agevolazioni e diritti assistenziali, nel rispetto dei requisiti della norma.

1. Certificato medico introduttivo: il primo passo verso il riconoscimento dell’invalidità civile

Il percorso per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile inizia sempre da qui: il certificato medico introduttivo.
È un momento delicato, perché significa mettere “nero su bianco” la propria situazione di salute. È normale sentirsi un po’ spaesati, ma questo documento è ciò che permette all’INPS di avviare l’intero iter.

Cosa succede in pratica

  • la persona si reca dal medico certificatore abilitato (di solito il medico di base, oppure uno specialista abilitato dall’INPS);

  • il medico compila online il certificato medico introduttivo con diagnosi e quadro clinico e lo invia telematicamente all’INPS;

  • al termine, viene generata una ricevuta con un numero univoco di certificato (numero di protocollo), che va conservato con grande cura, perché servirà per la domanda.

📌 Attenzione ai tempi
Il certificato medico introduttivo vale 90 giorni: entro questo termine deve essere inviata la domanda di invalidità civile, altrimenti andrà rifatto.

2. Domanda di invalidità civile INPS: come e dove inviarla

Una volta ottenuto il certificato, si passa al secondo passo: la domanda di invalidità civile all’INPS.Qui si entra nel cuore della procedura: è il momento in cui si chiede ufficialmente il riconoscimento.

Come presentare la domanda

La domanda si invia in modalità telematica attraverso il servizio INPS:

“Domanda invalidità civile e accertamento sanitario”

Puoi farlo:

  • direttamente online dal sito INPS, usando le tue credenziali SPID, CIE o CNS;

  • oppure tramite un patronato o un’associazione di categoria (ANMIC, ENS, UICI, ANFFAS…), che ti aiuta gratuitamente nella compilazione.

Cosa indichi nella domanda

  • la tipologia di accertamento che ti serve:

    • invalidità civile;

    • handicap ai sensi della Legge 104/1992;

    • eventuali altre voci (cecità civile, sordità, disabilità per Legge 68/99, ecc.);

  • il numero del certificato medico introduttivo rilasciato dal medico;

  • i tuoi dati anagrafici e di contatto;

  • i dati socio-economici richiesti (eventuali ricoveri, attività lavorativa, redditi, modalità di pagamento).

💡 Nota importante sulla riforma disabilità (dal 2025)
Nelle province sperimentali del D.Lgs. 62/2024, per alcuni procedimenti di disabilità l’INPS specifica che, dopo il certificato medico introduttivo, l’accertamento sanitario viene attivato automaticamente, senza che il cittadino debba inviare una domanda amministrativa. Per il resto d’Italia, fino al 31/12/2026, la domanda di invalidità civile resta obbligatoria e la tua descrizione in 5 step è perfettamente aderente alla procedura vigente.

3. Convocazione a visita: quando e come arriva la chiamata della Commissione

Dopo l’invio della domanda, l’INPS prende in carico la pratica e programma la visita di accertamento sanitario.
Questo passaggio può generare ansia, perché si teme il “giudizio” sulla propria condizione, ma è anche il momento in cui la tua storia clinica viene ascoltata e valutata ufficialmente.

Come ricevi la convocazione

La convocazione ti viene comunicata con:

  • data, ora e luogo della visita;

  • eventuali indicazioni pratiche (documenti da portare, possibilità di accompagnatore, ecc.).

Queste informazioni sono consultabili:

  • attraverso il Portale della disabilità INPS, dove puoi vedere in tempo reale lo stato della domanda, la visita programmata e gli eventuali verbali;

  • nei canali di comunicazione che hai indicato (ad es. PEC, area personale MyINPS, a volte SMS o email di cortesia).

4. Accertamento sanitario: la visita con la Commissione medica integrata ASL/INPS

Il giorno dell’appuntamento, ti presenti alla visita davanti alla Commissione medica integrata ASL/INPS.
Portare con te una persona di fiducia può aiutare a sentirti meno solo in un momento che, comprensibilmente, è emotivamente carico.

Cosa succede durante l’accertamento sanitario

  • la Commissione esamina la documentazione sanitaria che presenti (referti specialistici, esami, lettere di dimissione, relazioni cliniche aggiornate);

  • ti può fare domande sul tuo giorno per giorno: cosa riesci a fare, cosa è diventato difficile, quanto le limitazioni impattano sulla vita lavorativa, sociale e personale;

  • se necessario, può chiedere ulteriori accertamenti o integrazioni di documenti.

💡 Suggerimento pratico

  • prepara una cartellina ordinata con tutta la documentazione sanitaria aggiornata;

  • se hai più patologie, fai (o chiedi al medico) un piccolo schema riassuntivo con diagnosi principali e terapie: aiuta la Commissione ad avere una visione chiara e meno frammentata.

In alcuni casi, se la documentazione è molto completa e chiara, l’INPS prevede la possibilità di una valutazione “agli atti”, senza visita in presenza.



5. Verbale di invalidità civile: percentuale, diritti e prestazioni collegate

Conclusa la fase di accertamento, l’INPS elabora e rende disponibile il verbale di invalidità civile, che l’interessato può consultare online. Nel verbale sono riportati la percentuale di invalidità riconosciuta e le eventuali annotazioni che danno diritto a specifiche prestazioni economiche o agevolazioni tra cui anche il diritto all’indennità di accompagnamento. In base alla percentuale e ai requisiti richiesti dalla normativa, si può accedere, ad esempio, all’assegno mensile di assistenza (in caso di invalidità tra il 74% e il 99% e presenza di requisiti reddituali) o alla pensione e ad altre misure assistenziali collegate, qualora ne ricorrano le condizioni previste.

Il verbale viene reso disponibile:

  • nella tua area personale MyINPS, spesso anche nella Cassetta postale online;

  • eventualmente tramite PEC o raccomandata A/R, se previsto.

Quali diritti possono derivare dal verbale

In base alla percentuale di invalidità e agli altri requisiti (età, reddito, stato lavorativo), il verbale può dare accesso, per esempio, a:

  • Assegno mensile di assistenza: per invalidi civili parziali (invalidità tra il 74% e il 99%), 18–67 anni, con reddito personale entro i limiti previsti annualmente;

  • Pensione di invalidità civile totale (100%) con eventuale indennità di accompagnamento, se ci sono i presupposti sanitari e normativi;

  • Indennità di accompagnamento, se viene riconosciuta l’impossibilità di deambulare senza aiuto o di compiere gli atti quotidiani della vita;

  • esenzioni ticket, collocamento mirato, agevolazioni fiscali e altre misure assistenziali collegate.

I passi consigliati per ottenere la dichiarazione di invalidità

Ora che si è entrati in possesso di una panoramica sui requisiti e sull’iter da seguire, si può passare all’azione concreta per formalizzare la domanda di ottenimento dell’invalidità civile presso gli enti ufficiali accreditati. Ecco alcuni consigli utili al raggiungimento dell’obiettivo:

✅ Tenere il numero di certificato medico introduttivo sempre a portata di mano.

✅ Se non si è residenti in una provincia sperimentale della riforma disabilità, pianificare l’invio della domanda INPS entro 90 giorni dal certificato.

✅ Considerare un supporto esterno pratico e “sul pezzo” con esperienza nella fase di raccolta dei documenti, preparazione e compilazione della domanda. Dopodiché decidere se compilare la domanda in modo autonomo tramite portale INPS o se farsi aiutare da un patronato.

✅ Considerare un supporto esterno pratico che dia supporto nel preparare una cartella clinica ordinata da portare alla visita (o da caricare online in caso di valutazione agli atti).

✅ Quando ricevuto il verbale di invalidità civile, verificare bene percentuale e annotazioni: da lì partono i diritti economici e le agevolazioni.

Conclusioni

Come hai visto, ottenere la dichiarazione di invalidità civile è un percorso fatto di più fasi, che richiede pazienza, organizzazione e la capacità di orientarsi tra certificati, portali online e visite medico–legali. Conoscere in anticipo ogni step ti aiuta a sentirti meno solo, a ridurre l’ansia e ad arrivare preparato al momento della visita e alla lettura del verbale.

Ricorda che quel verbale non è solo una percentuale su un foglio, ma la porta d’ingresso per accedere a prestazioni economiche, agevolazioni e diritti assistenziali che possono fare una grande differenza nella vita quotidiana. Se ti senti in difficoltà, non esitare a chiedere supporto a un patronato, ad associazioni o a professionisti dedicati: farti accompagnare nella gestione delle pratiche non è un segno di debolezza, ma un modo concreto per proteggere i tuoi diritti e quelli della persona che ami.

 

Redazione Nessun commento

Come ottenere sostegno scolastico e agevolazioni: la checklist per caregiver

L’iscrizione a scuola di un figlio con disabilità è un passaggio importante, spesso accompagnato però da incertezze e da una burocrazia complessa da decifrare. Non di rado, i diritti fondamentali all’inclusione scolastica restano inattuati non per mancanza di norme, ma per l’assenza di indicazioni chiare su quali passi compiere e in quali tempi.

Questo articolo nasce con l’obiettivo di offrirti un riferimento affidabile lungo tutto il percorso scolastico di tuo figlio, dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori.

Non troverai soltanto un elenco di leggi, ma una traccia operativa: ti accompagneremo nella raccolta dei documenti necessari e nell’individuazione delle scadenze fondamentali per ottenere il supporto didattico (come l’Insegnante di Sostegno e l’Assistenza Specialistica) e, per te come caregiver, le principali agevolazioni connesse alla frequenza scolastica (dai permessi lavorativi alle detrazioni fiscali).

L’obiettivo è mettere ordine tra i tuoi diritti e le procedure da seguire, così che tu possa affrontare l’iscrizione in modo consapevole e con un supporto concreto. Per chiarezza, abbiamo identificato una serie di norme valide per tutti, che potremmo definire di competenza “generale”, o meglio valide per tutti i soggetti interessati, indipendentemente dal luogo di residenza. Dopodiché, sono state inserite richieste/norme/agevolazioni per l’inserimento che rientrano nella competenza locale, quindi sotto l’esecutivo di Regioni, Province, Comuni. Per questo tipo di richieste mostreremo a titolo esemplificativo le agevolazioni e gli iter presenti ad oggi in Lombardia e Lazio: con la premessa che questo secondo gruppo di agevolazioni e norme può variare da luogo a luogo.

Diritti Fondamentali: La Legge 104/92, il PEI e l’Insegnante di Sostegno

Queste sono le basi garantite dallo Stato, indipendentemente dalla regione di residenza. La chiave di accesso è quasi sempre il riconoscimento della Legge 104/1992.

  • Insegnante di Sostegno: È un diritto garantito. Si richiede alla scuola al momento dell’iscrizione (o successivamente) presentando il verbale 104 e la documentazione clinica.

  • Piano Educativo Individualizzato (PEI): Non è un sussidio economico, ma è il documento legale che definisce quante ore di sostegno, assistenza e quali strumenti servono. Tu come genitore fai parte del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) e devi approvarlo.

  • Assistenza di Base (Personale ATA): Diritto all’assistenza per l’igiene personale e gli spostamenti all’interno della scuola (a carico dello Stato).

  • Esonero Tasse Scolastiche e Universitarie:

    • Totale esonero dalle tasse scolastiche dopo i 16 anni (quarta e quinta superiore).

    • Esonero totale dalle tasse universitarie (“No Tax Area”) per invalidità riconosciuta pari o superiore al 66%, indipendentemente dal reddito.

  • Detrazioni Fiscali (730):

    • Detrazione del 19% per le spese di istruzione.

    • Detrazione per le spese di assistenza specifica e per l’acquisto di sussidi tecnici e informatici (es. computer o software per l’apprendimento) se prescritti da un medico.

Agevolazioni in Lombardia: La Dote Scuola e i Sussidi di Sostegno (Misura B1/B2)

La Lombardia gestisce molti aiuti attraverso il sistema “Dote Scuola” e piattaforme digitali (Bandi Online).

  • Dote Scuola – Componente Sostegno Disabili: È un contributo specifico a copertura dei costi del personale di sostegno per gli studenti con disabilità che frequentano le scuole paritarie dell’infanzia (dato che nelle statali è pagato dallo Stato), primarie e secondarie di primo e secondo grado.

  • Dote Scuola – Materiale Didattico: Contributo per l’acquisto di libri di testo, dotazioni tecnologiche e strumenti per la didattica (basato su ISEE).

  • Assistenza alla Comunicazione e al Trasporto (Scuole Superiori): Per gli studenti delle scuole superiori (secondarie di II grado), la competenza è spesso regionale o delle Province/Città Metropolitane. In Lombardia ci sono fondi specifici per l’assistenza all’autonomia e il trasporto per studenti con disabilità sensoriale o fisica.

  • Misura B2 (Fondo non autosufficienza): Anche se è un fondo socio-sanitario gestito dai distretti (Comuni capofila), può essere utilizzato per pagare educatori extrascolastici o assistenza educativa domiciliare che supporti il percorso di studi (es. aiuto compiti specializzato).

Contributi e Assistenza nel Lazio: Dalla Competenza Regionale al Buono Libri

Nel Lazio, la gestione è spesso ripartita tra Regione (che stanzia i fondi) e Comuni (che gestiscono i bandi).

  • Fornitura Libri di Testo (Buoni Libro): La Regione Lazio stanzia fondi che i Comuni erogano alle famiglie (tramite bando annuale, solitamente in estate/autunno) per il rimborso dei libri di testo. Spesso per gli studenti con disabilità l’ISEE richiesto è più alto o ci sono priorità.

  • Assistenza Specialistica (Scuole Superiori): Per le scuole superiori, la Regione Lazio finanzia il servizio di assistenza specialistica (educatori) per l’integrazione scolastica. Questo servizio si affianca al sostegno didattico.

  • Borse di Studio “IoStudio”: Voucher erogati dalla Regione per studenti delle secondarie di secondo grado con ISEE basso, cumulabili con altre agevolazioni per disabilità.

  • Progetti per caregiver: La Regione Lazio pubblica periodicamente bandi specifici (bonus una tantum) per i caregiver familiari, che possono essere utilizzati per sollievo o supporto, indirettamente utili per la gestione dei tempi scuola-lavoro.


Servizi Locali Essenziali: AEC/OEPAC, Trasporto Scolastico e Riduzioni Mensa

Rientrano nella sfera di influenza dei Comuni invece:

  • OEPAC / AEC (Assistente Educativo Culturale): È la figura che affianca l’insegnante di sostegno per l’autonomia e la comunicazione.

    • Nido, Materna, Elementari e Medie: Si richiede al Comune.

    • Superiori: Si richiede alla Città Metropolitana (ex Provincia) o Regione.

  • Trasporto Scolastico Disabili: Quasi tutti i comuni offrono il servizio di scuolabus attrezzato gratuito o semi-gratuito per il tragitto casa-scuola.

  • Mensa Scolastica: Riduzioni o esenzioni totali dal pagamento della retta della mensa in base all’ISEE e alla certificazione di disabilità.

Specifiche nel caso del Comune di Milano

Nel Comune di Milano è presente un sistema integrato particolarmente strutturato per il trasporto scolastico dedicato. Per quanto riguarda i centri estivi comunali, sono previste priorità di accesso e la possibilità di un supporto educativo dedicato, spesso con rapporto individuale 1:1.

Specifiche nel caso del Comune di Roma

Nel Comune di Roma, il Servizio OEPAC (ex AEC) è gestito direttamente da Roma Capitale, che si occupa dell’assegnazione degli operatori per l’autonomia nelle scuole comunali e statali fino alla scuola secondaria di primo grado; per questo è fondamentale che la richiesta sia indicata in modo chiaro all’interno del PEI. Il servizio di Trasporto Riservato è invece affidato alla società “Roma Servizi per la Mobilità”. Inoltre, se accompagni tuo figlio a scuola in auto e sei in possesso del contrassegno disabili, puoi accedere liberamente alle ZTL e parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, previa registrazione della targa.

Consigli pratici per il Caregiver

Per accedere alla maggior parte delle agevolazioni regionali e comunali in Lombardia e Lazio è fondamentale l’ISEE: richiedi preferibilmente l’ISEE Sociosanitario, spesso più favorevole per i nuclei con persone con disabilità, oppure l’ISEE Minorenni. Presta attenzione ai bandi per ausili o servizio scuola in generale, perché molte misure – come la Dote Scuola in Lombardia o i Buoni Libro nel Lazio – hanno scadenze annuali precise: per non perderle, può essere utile iscriversi alle newsletter dei portali regionali. Verifica inoltre con cura il verbale Legge 104 rilasciato dall’INPS: se è presente la dicitura “Portatore di handicap in situazione di gravità (art. 3 comma 3 L.104/92)”, essa consente l’accesso a fondi e misure più consistenti, come ad esempio la Misura B1/B2 in Lombardia.

Redazione Nessun commento

I requisiti fondamentali per ottenere il Congedo straordinario da Legge 104

L’art.33 è entrato ormai nel gergo della disciplina e del mondo “comune” della disabilità proprio perché regolamenta una problematica comune a tutti i portatori di handicap e a tutti i caregiver. Forse per chi non vive sulla propria pelle la convivenza con un handicap non è facile da capire, ed è normale; ma stabilire la possibilità per un lavoratore di prendersi cura di una persona cara senza dover rinunciare alla propria dignità di lavoratore è qualcosa di molto importante. 

Non si tratta di stabilire quanto la società civile sia solidale con il problema. Si tratta di cercare di rendere un po’ più normale una situazione che normale non è. 

In molti, quindi, si riferiscono all’art. 33 quando parlano dei “congedo 104”, ma non tutti conoscono le condizioni precise che prevede il congedo straordinario per assistere una persona non autosufficiente, che vedremo nel dettaglio.

Una panoramica sulle caratteristiche del Congedo da Legge 104

Come sottolineato anche nell’articolo di approfondimento sui permessi retribuiti 104, l’articolo 33 contiene una delle norme più importanti per un lavoratore caregiver che deve assistere un familiare con difficoltà riconosciute, perché regola i rapporti tra la vita del caregiver lavoratore e quella del caregiver in quanto tale, e senza che la prima debba necessariamente essere sacrificata, permettendo allo stesso tempo il diritto alle cure necessarie. 

Di cosa si tratta?

Il congedo da legge 104 è un periodo prolungato di assenza dal lavoro – fino a un massimo di 2 anni – destinato alla cura e all’assistenza di una persona con handicap grave (riconosciuto dalla legge 104 articolo 3, comma 3), che può essere richiesto da un caregiver familiare seguendo una gerarchia di precedenza, specificata nell’art.42 del Decreto legislativo 151/2001 al comma 5: 

1 – coniugi, partner o conviventi di fatto 

Il coniuge convivente di soggetto con disabilità in situazione di gravità, accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo…”

2 – genitori 

“In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente o della parte di un’unione civile o del convivente di fatto, hanno diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi;”

3 – figli 

“…in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi;”

4 – fratelli e sorelle

“…in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o delle sorelle conviventi;

5 – parenti fino al terzo grado.

“…in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi, ha diritto a fruire del congedo il parente o l’affine entro il terzo grado convivente.” 

A differenza della legislazione sui Permessi retribuiti dalla legge 104, nel caso del congedo straordinario rimane attivo il referente unico. Cosa significa? Una sola persona alla volta può usufruire del congedo facendo richiesta tramite il portale INPS. 

IMPORTANTE: la risposta arriverà entro 30 giorni dalla data di richiesta, che non può essere respinta dal datore di lavoro.

Il congedo per genitori con figli minori

Nel caso in cui la persona portatrice di handicap sia un minorenne l’ordine di priorità va chiaramente in favore di uno dei genitori e la durata massima del congedo parentale può prolungarsi di 12 mesi, nel caso di figli/persone disabili con meno di tre anni. E c’è un’ulteriore accorgimento: è possibile richiedere anche 2 ore di permesso giornaliero. 

Se il figlio con difficoltà è invece in età compresa tra i 3 e i 12 anni (o nel caso dell’adozione, entro i 12 anni di età), non è previsto nel congedo legge 104 il permesso giornaliero di 2 ore in aggiunta. Potranno sempre chiedere i 3 giorni mensili e il prolungamento del congedo fino a 3 anni.

In entrambi i casi, non è possibile usufruire di tutte le opzioni insieme, ma andranno organizzate come specificato in questo articolo sulla gestione corretta di permessi e congedi da legge 104.  



La Convivenza con la persona curata  

Per dare valore al congedo straordinario da legge 104 deve esserci una condizione di fondo da rispettare: la convivenza con la persona di cui ci si prende cura presso lo  stesso appartamento o lo stesso numero civico. 

Questa convivenza, però, non deve obbligatoriamente essere in corso nel momento in cui si fa domanda per il congedo: infatti, il Decreto 151/2001 specifica che 

Il diritto al congedo … spetta anche nel caso in cui la convivenza sia stata instaurata successivamente alla richiesta di congedo.

Cosa significa? Significa che la convivenza può essere instaurata anche dopo aver presentato la domanda, a patto che il caregiver provveda ad un cambio di residenza valido per tutta la durata del congedo. 

In alcuni casi si può anche evitare di effettuare il cambio di residenza, richiedendo una dimora temporanea nel Comune in cui risiede la persona bisognosa di cure. 

Esistono quindi le possibilità per richiedere il congedo anche da parte di chi non risiede con la persona bisognosa. In questi casi, può essere utile informarsi su come ottenere la residenza o il domicilio temporaneo per il congedo straordinario, così da rispettare i requisiti richiesti dalla normativa. 

Va da sé che la richiesta di congedo da parte di un familiare non convivente dovrà “fare i conti” con la gerarchia di precedenza vigente sui congedi, di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente

Facciamo un esempio pratico:

Matteo ha 11 anni, ha una disabilità grave riconosciuta dalla legge 104 e vive solo con la mamma perché i suoi genitori sono separati. La mamma di Matteo, che è una lavoratrice dipendente e vive insieme a lui, ha la precedenza a richiedere il congedo per assistere il figlio, in quanto genitore convivente.

Anche il papà potrà fare domanda di congedo straordinario, ma potrà usufruirne solo dopo aver presentato richiesta per un cambio di residenza temporaneo e in alternativa alla mamma di Matteo. 

Eccezioni a congedo e convivenza

La convivenza, quindi, è un requisito essenziale e oggettivo per ottenere il congedo straordinario, indipendentemente dal grado di parentela con la persona assistita. 

Esistono però alcune situazioni in cui la convivenza non è necessaria per il congedo 104. Si tratta ovviamente di motivi giustificati come lo spostamento fuori sede per un lavoro temporaneo, un ricovero o qualche altra emergenza. Oppure, non è necessario essere conviventi se il caregiver di riferimento presta di fatto assistenza continuativa e costante. 

Sarà l’INPS a dover approvare questa condizione dopo aver ricevuto da parte del caregiver una documentazione formale per ottenere assistenza continuativa.

Per chiarire meglio le situazioni che possono fare a meno del requisito di convivenza con la persona bisognosa, forniamo alcuni esempi come chiarimento. 

1. Assistenza a distanza per ricovero ospedaliero

La madre di Vanessa è disabile grave ed è ricoverata in una struttura sanitaria. Vanessa, convivente con la mamma prima del ricovero, continua ad assistere quotidianamente con visite e supporto amministrativo. In questo caso sono ammessi sia il congedo, sia il permesso retribuito.

2. Lavoratore temporaneamente trasferito per lavoro

Carlo, che vive con suo figlio Paolo, disabile, viene assegnato per tre mesi a una sede lavorativa distante, ma rientra nei fine settimana per assisterlo.

La residenza anagrafica non cambia, e l’impegno assistenziale è ancora reale, quindi può mantenere l’accesso ai permessi 104 e, in certi casi, anche al congedo.

3. Disabile trasferito temporaneamente da parenti per motivi di cura

Giovanni è una persona anziana disabile grave che vive con sua figlia Anna, ma per un mese viene ospitato dall’altra sua figlia Carla per motivi familiari o di riposo. Anna però continua ad occuparsi in prima persona di cure mediche, burocrazia e visite.

La convivenza di Giovanni e Anna ètemporaneamente sospesa, ma Anna resta l’assistenza principale, quindi può mantenere il diritto ai permessi/congedo presentando una dichiarazione sostitutiva.

Congedo straordinario legge 104 durante ricovero ospedaliero

Come previsto anche per i permessi da legge 104, il congedo straordinario non può essere concesso se la persona con disabilità grave è ricoverata presso una struttura sanitaria. Anche in questo caso, esistono alcune eccezioni: 

  • Se è il medico della struttura a richiedere la presenza del familiare
  • Se la persona con disabilità grave vive ormai in condizioni di stato vegetativo o terminale
  • Se la persona con disabilità deve assentarsi dalla struttura per fare delle visite 

Ecco un esempio chiarificatore

Ginevra è la mamma disabile di Maurizio e viene trasferita per due mesi in una struttura sanitaria perché le sono rimasti ormai pochi mesi di vita. Maurizio continua a prestare assistenza ogni giorno sul posto.  

Maurizio può ottenere i benefici da congedo legge 104.

Come viene pagato il periodo di congedo legge 104 straordinario? 

Il congedo straordinario previsto dalla Legge 104 è retribuito sulla base dell’ultima busta paga percepita, compresa di tredicesima (e quattordicesima, se prevista da contratto) , attraverso indennità erogata dall’INPS che replica il valore delle voci fisse e continuative dello stipendio. 

Durante il periodo di congedo vengono riconosciuti i contributi previdenziali figurativi, che risultano validi ai fini del calcolo della pensione, ma  non si maturano giorni di ferie, Tfr e non si matura la tredicesima..

Tuttavia, esiste un tetto massimo annuo alla retribuzione erogabile, che viene aggiornato ogni anno: per il 2025 è fissato a 57.038 euro (fonte Gruppo Falcri di Intesa San Paolo)

Conclusioni

Il congedo straordinario rappresenta solo uno degli strumenti previsti dalla normativa per sostenere i caregiver nella loro attività di assistenza a un familiare con disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge 104. Proprio perché questi strumenti sono molteplici e potenzialmente incisivi sulla gestione lavorativa, il loro utilizzo è stato definito con regole precise per garantirne un uso corretto e tutelare allo stesso tempo i diritti di chi assiste e quelli del datore di lavoro. 

Se vuoi capire come gestire correttamente le varie richieste previste dalla legge ti consigliamo di consultare la nostra guida su come organizzare e usufruire correttamente di congedi e permessi retribuiti, affinché ogni scelta sia consapevole, legittima e sostenibile nel tempo.



Redazione Nessun commento

Permessi Legge 104: la Guida Pratica per non sbagliare (con Modelli e Calcoli)

Prendersi cura di un familiare con disabilità è una sfida continua al tempo, l’equilibrio e le scelte che si intrecciano con la vita quotidiana e lavorativa. 

Per molti, la giornata non finisce varcata la soglia del posto di lavoro; al contrario, inizia un secondo tempo, forse ancor più pressante del primo, nel quale si svestono i panni del lavoratore e si indossano quelli del caregiver che, per definizione, deve essere presente al fianco della persona bisognosa.

Le esigenze sono tante: lo sono quelle delle persone normo dotate, figuriamoci quelle di un portatore di handicap. E oltre ad essere tante, non si concentrano solo in quella parte finale di giornata, o in quelle ore specifiche, che riusciamo a dedicare loro. 

Servirebbe più tempo; delle volte anche solo qualche ora in più: una mattina libera per accompagnare un figlio a una visita o una sorella al parco per qualche ora a prendere una boccata d’aria. 

Ci sono quindi delle necessità e dei doveri a cui far fede nel corso delle giornate delle persone di cui ci prendiamo cura. Ma come si fa ad affrontare questo senza rinunciare alla propria stabilità lavorativa ed economica?

L’articolo 33 della Legge 104/92 rappresenta in questo senso un’ancora di salvezza che ti permette di respirare, garantendoti 3 giorni di permesso retribuito al mese. Ma tra burocrazia INPS e timore di parlarne col datore di lavoro, la paura di sbagliare è tanta.

In questa guida ti spiego esattamente chi ne ha diritto, come si calcolano e come richiederli senza errori.

Cosa sono i permessi retribuiti (e quanto ti spetta davvero)

Si tratta di ore di permesso, cumulabili ogni mese fino a 3 giorni lavorativi, che possono essere utilizzate da un lavoratore dipendente con disabilità o da lavoratori dipendenti che devono assistere una persona con handicap grave, riconosciuto dall’articolo 3 comma 3 della legge 104

Nel caso dei caregiver, le ore di permesso retribuito mensile a disposizione variano in base alle ore di lavoro, e vengono quindi proporzionate in caso di lavoro part-time attraverso un calcolo delle ore di permesso retribuito spettanti

Viene così riconosciuto anche il valore del lavoro di cura, permettendo ai dipendenti del settore pubblico e privato di assentarsi dal lavoro senza perdere la propria retribuzione; è una tutela che vale in primis per il lavoratore con handicap e poi anche per i caregiver. 

⚠️ Lavori Part-Time? Attenzione al ricalcolo. Se il tuo orario è ridotto (verticale o orizzontale), i 3 giorni non sono sempre pieni. Il calcolo dell’INPS è complesso e sbagliare significa vedersi decurtare lo stipendio.

Come vengono retribuiti i permessi 104

Secondo il comma 4 dell’articolo 33 della legge 104, vanno applicate ai permessi le disposizioni contenute all’interno degli articoli 43 e 44 del decreto legislativo 151/2001 che offre disposizioni a tutela e sostegno della maternità e della paternità. 

Questi articoli specificano che il permesso ha un’indennità pari all’importo dello stipendio che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato durante quel periodo (art.43)

“Per i riposi e i permessi di cui al presente Capo è dovuta un’indennità, a carico dell’ente assicuratore, pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi e ai permessi medesimi. L’indennità è anticipata dal datore di lavoro ed è portata a conguaglio con gli apporti contributivi dovuti all’ente assicuratore.”

e che gli stessi permessi sono coperti da contributi figurativi (art.44), riconosciuti al lavoratore per il calcolo della pensione anche per i periodi in cui l’attività lavorativa viene sospesa o è ridotta perché la legge ha previsto una tutela previdenziale (art.44). 

“I tre giorni di permesso mensile di cui all’articolo 42, commi 2 e 3, sono coperti da contribuzione figurativa”

Chi può chiederli (Le nuove regole sui referenti)

Il diritto a richiedere i permessi retribuiti 104 per assistere la persona bisognosa spetta a genitori, coniugi o conviventi (che si tratti di unione civile o coppia di fatto), figli, fratelli e sorelle o parenti fino al secondo grado di parentela. Nel caso in cui coniugi o genitori abbiano superato i 65 anni di età, siano affetti da qualche patologia invalidante oppure siano venuti a mancare. 

Nel corso degli anni la legislatura ha attuato alcuni cambiamenti ed ha reso più facile l’accesso ai permessi 104: ad esempio, a differenza del congedo straordinario, ha abolito la figura del referente unico dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 105 del 2022, riconoscendo a più persone tra quelle elencate sopra il diritto di fare domanda per richiedere il permesso retribuito come caregiver.

Come fare domanda (senza impazzire)

Per ottenere i permessi non basta “dirlo al capo”. Serve una doppia procedura:

  1. Domanda telematica all’INPS.
  2. Comunicazione scritta al Datore di Lavoro.

Molti caregiver si bloccano sul secondo punto: Cosa scrivo nella lettera? Come glielo dico?

Domande frequenti e Casi particolari

Più caregiver per una singola persona con disabilità grave

Ci sono comunque delle limitazioni ai permessi. Ad esempio, la somma dei permessi presi dai soggetti che ne hanno diritto non deve sforare il limite complessivo dei tre giorni di assistenza disponibili per una persona con disabilità.

Aiutiamo a capire con un esempio concreto. 

Chiara e Marco sono genitori di Giulia, una bambina di 8 anni con disabilità grave riconosciuta. Sia Chiara che Marco sono lavoratori dipendenti e hanno diritto ai permessi retribuiti Legge 104 (3 giorni al mese). Nel mese di luglio Giulia deve affrontare una serie di visite mediche e per questo Chiara prende 2 giorni di permesso 104, il 13 e 14 luglio, per accompagnare Giulia alla prima visita e passare il giorno successivo insieme a lei. In quei due giorni Marco non potrà ottenere permessi retribuiti per stare con Giulia. Potrà chiederli e ottenerli in tutti gli altri giorni, tranne il 13 e 14 luglio.

Un solo caregiver per più persone con disabilità grave

La legge prevede anche in questo caso la possibilità per un singolo soggetto che ne ha diritto di richiedere permessi retribuiti per assistere più di una persona riconosciuta con disabilità grave. I giorni di permesso disponibili per il caregiver rimangono sempre 3 però, da distribuire eventualmente su tutte le persone che intende assistere. 

Inoltre, le domande di richiesta all’INPS da parte del caregiver devono essere pari al numero delle persone che intende assistere (2 persone assistite, 2 domande INPS di permesso).

Anche in questo caso forniamo un esempio per spiegare la situazione:

Chiara è una lavoratrice dipendente che ha intenzione di assistere sia la madre disabile sia la cugina Giulia, anche lei portatrice di handicap grave riconosciuto e rimasta senza genitori. Chiara dovrà inoltrare all’INPS due distinte domande per usufruire dei permessi retribuiti 104, ma avrà a disposizione 3 giorni lavorativi totali da alternare nell’assistenza alla madre e alla cugina. Ad agosto, ad esempio, potrà dedicare due giorni ad assistere in permesso la madre e un solo giorno ad assistere la cugina Giulia.  

IMPORTANTE: Nello stesso mese possono fruire dei permessi legge 104 sia i familiari che prestano assistenza, sia lo stesso lavoratore disabile grave per sé stesso (articolo 33 comma 6 legge 104).

Permessi retribuiti 104 per i genitori richiedenti

La legge tutela ulteriormente il ruolo del genitore di figli minori nell’utilizzo dei permessi retribuiti. Nello specifico, se il figlio con disabilità grave ha un’età inferiore ai 3 anni, i genitori possono usufruire di 3 giorni di permesso al mese + 2 ore di permesso al giorno. 

Nel caso in cui, invece, la disabilità grave sia riconosciuta ad un figlio in età compresa tra  3 e 12 anni (o in caso di adozione entro i 12 anni) il genitore ha diritto a 3 giorni di permesso frazionabili anche in ore. 

La distanza dalla persona assistita

Se la persona con disabilità grave accertata tramite comma 3 articolo 3 della legge 104 abita a più di 150 chilometri di distanza dal caregiver che usufruisce del permesso, sarà necessario esibire o allegare alle richieste un documento di viaggio valido che attesti che si è effettivamente andati ad assistere la persona bisognosa. 


Redazione Nessun commento

Come alternare correttamente permessi 104 e congedo nello stesso mese

La legge 104/92 a cui facciamo costantemente riferimento aiuta, per fortuna, i dipendenti pubblici e privati a tutelare i propri diritti persone che lavorano e contemporaneamente si prendono cura di una persona cara. Non tutti però sanno cosa spetta loro e cosa no; cosa il datore di lavoro è obbligato ad accettare e su cosa invece può far valere i propri diritti. O ancora, quali sono i confini entro i quali il lavoratore caregiver è legittimato ad agire senza fare un uso improprio dei permessi da legge 104 o di altre agevolazioni che gli spettano, a patto di non abusarne.  

Uno di questi aspetti poco conosciuti è rappresentato dall’equilibrio tra permessi e congedi da legge 104: quando è possibile richiederli? Come richiederli? Quando richiedere una cosa e quando invece non è possibile usarne un’altra? 

In questo articolo analizziamo ciò che si può fare e ciò che invece è da evitare da parte dei lavoratori dipendenti caregiver quando si utilizzano i permessi retribuiti mensili, e come questi si rapportano con le richieste in corso di congedo straordinario previsto dalla legge. 

Cosa prevede l’utilizzo dei permessi retribuiti per la legge 104

Come fatto anche nell’articolo dedicato ai permessi 104, iniziamo col dire che un lavoratore dipendente, in quanto caregiver di una persona a cui è stata accertata una disabilità grave secondo l’art. 3 comma 3 della legge 104, può assentarsi dal luogo di lavoro per prendersi cura della persona assistita, usufruendo di 3 giorni di permesso retribuiti al mese. 

Le ore di permesso retribuito mensile vengono proporzionate in base all’orario di lavoro, adattandosi quindi ai contratti part-time (consulta il link di seguito se vuoi sapere come calcolare quanti giorni di permesso retribuito ti spettano)

Il diritto alla richiesta e l’utilizzo dei permessi legge 104 spetta a coniugi, conviventi, genitori, figli, fratelli, sorelle o parenti entro il secondo grado, e in alcuni casi anche entro il terzo grado, qualora manchino figure prioritarie o siano impossibilitate. A seguito degli aggiornamenti normativi – tra cui il superamento del vincolo del referente unico introdotto dal D.Lgs. 105/2022 – più caregiver possono ora fare richiesta per la stessa persona assistita, pur nel rispetto del limite massimo di tre giorni di permesso mensile.

Questo significa che, anche se più familiari sono autorizzati, i giorni totali per quella persona restano comunque 3. 

Al contrario, un solo caregiver può essere autorizzato ad assistere più persone con disabilità, presentando una domanda distinta per ognuna: in tal caso, i tre giorni mensili complessivi dovranno essere suddivisi tra i diversi assistiti.

Permesso giornaliero di 2 ore per genitori con figli disabili minori

Per i genitori che assistono un figlio con età inferiore ai 3 anni (con handicap grave) la legge aggiunge ai giorni di permesso retribuito mensili anche un permesso giornaliero di 2 ore

Per i figli da assistere dai 3 ai 12 anni, invece, non vengono riconosciute le 2 ore di permesso giornaliero, ma restano attivi i 3 giorni di permesso al mese frazionabili anche in ore. 

Come distribuire correttamente permessi e congedi senza farne un uso improprio

Avere a disposizione più strumenti di tutela e agevolazioni da parte di un caregiver fa sorgere allo stesso alcune domande lecite su come distribuire gli impegni – e quindi i permessi e i congedi – nel tempo. Soprattutto perché, se ne fa un uso improprio, a rimetterci è la persona che necessita di cure. E nessuno vuole questo! Perciò analizziamo alcune situazioni che potrebbero verificarsi circa la cumulabilità o la sovrapposizione tra richieste di permessi retribuiti, prolungamento dei congedi e ore di riposo giornaliero, allo scopo di evitare errori. 



Permessi 104 e congedo straordinario nello stesso mese

Caso 1

Se viene chiesto il prolungamento del congedo parentale o le 2 ore di riposo giornaliero in caso di figlio disabile sotto i 3 anni, i permessi 104 si sospendono automaticamente.

Quindi, in sostanza, se un genitore chiede e ottiene il prolungamento del congedo parentale oppure le 2 ore di riposo giornaliero, allora i permessi 104 (3 giorni al mese) vengono sospesi in automatico per tutto il tempo in cui è attivo quel diritto.

Una volta finito il periodo di congedo, i permessi 104 che erano stati sospesi ripartono da soli, senza dover rifare la domanda.

Esempio pratico:

Martina è mamma di Luca, un bambino con disabilità grave, e usufruisce già dei 3 giorni di permesso 104 ogni mese. A maggio Martina decide di richiedere il prolungamento del congedo parentale, che viene approvato. Quindi per tutto maggio i 3 giorni di permesso 104 vengono sospesi automaticamente. Finito il periodo di congedo (ad esempio il 31 maggio), a partire da giugno i 3 giorni di permesso 104 tornano attivi senza che Martina debba fare nulla.

Caso 2

Se un genitore sta usando il congedo parentale prolungato o le 2 ore di riposo giornaliero, l’altro genitore (o chiunque altro) non può chiedere permessi 104 per quel mese per lo stesso disabile.

Quando uno dei due genitori sta già usando il prolungamento del congedo parentale oppure le 2 ore di permesso giornaliero, allora nessun altro (nemmeno l’altro genitore) può richiedere i 3 giorni di permesso 104 nello stesso mese, per lo stesso figlio disabile.

Esempio pratico:

Mario e Anna sono i genitori di Giulia, una bambina con disabilità grave. A giugno, Anna è autorizzata a usare le 2 ore di riposo giornaliere ogni giorno dal lavoro, mentre Mario vorrebbe chiedere i 3 giorni di permesso 104 per aiutare Anna a gestire le visite mediche

 

Situazione Cosa succede ai permessi 104 Possono essere richiesti da un altro genitore/caregiver nello stesso mese? Note importanti
Viene approvato il prolungamento del congedo parentale I 3 giorni di permesso 104 vengono sospesi automaticamente per la durata del congedo e riattivati d’ufficio al termine ❌ No, per lo stesso assistito nello stesso mese Nessuna nuova domanda necessaria: ripartono da soli
Si usufruisce delle 2 ore di riposo giornaliero I permessi 104 vengono sospesi per quel periodo ❌ No, per lo stesso assistito nello stesso mese Vale sia per il genitore che per altri aventi diritto
Terminato il periodo di congedo o ore giornaliere I permessi 104 riprendono automaticamente dal mese successivo ✅ Sì Non serve nuova domanda, validità come da autorizzazione precedente

Conclusioni

Organizzare in modo corretto permessi 104 e congedo straordinario nello stesso mese non è solo una questione di regole da rispettare, ma un passo fondamentale per garantire assistenza costante e serena ai propri cari. Conoscere limiti, compatibilità e modalità di alternanza tra le diverse agevolazioni – come i 3 giorni di permesso retribuito, le ore di riposo giornaliero e il congedo straordinario –  permette di evitare errori, sospensioni inattese e inutili stress burocratici. 

In questo senso, la nostra guida pratica aiuta a seguire correttamente le indicazioni della Legge 104 e beneficiare di tutte le agevolazioni possibili,  migliorando così la gestione del tuo tempo e quello degli altri caregiver.