Indennità di frequenza INPS: cos’è, a chi spetta, importo e come fare domanda

Tuo figlio va a scuola o segue una terapia riabilitativa, ma fa più fatica dei suoi coetanei. Forse qualcuno ti ha parlato dell’indennità di frequenza, e ora ti chiedi se ti spetta, quanto vale e da dove cominciare.

In questa guida trovi le risposte, aggiornate al 2026. C’è anche un tema che molte guide trascurano: cosa succede quando tuo figlio compie 18 anni, l’indennità finisce e la famiglia deve prepararsi alla vita adulta.

Cos’è l’indennità di frequenza

L’indennità mensile di frequenza è un sostegno economico pagato dall’INPS ai minori con disabilità che frequentano la scuola, un centro di riabilitazione o un centro di formazione. È prevista dalla Legge 11 ottobre 1990, n. 289.

Serve a coprire, almeno in parte, le spese che la famiglia sostiene per garantire al bambino la frequenza: trasporti, terapie, supporti. Per questo si paga solo nei mesi in cui il minore frequenta davvero.

La trovi anche con il nome di assegno di frequenza: è la stessa prestazione.

A chi spetta: i requisiti

Per ricevere l’indennità di frequenza servono quattro requisiti insieme.

1. Età: meno di 18 anni

L’indennità è riservata ai minorenni. Al compimento dei 18 anni cessa e si passa alle prestazioni per adulti (ne parliamo più avanti).

2. Requisito sanitario

La commissione medica deve riconoscere al minore una di queste condizioni:

  • difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della sua età;
  • oppure una perdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore (sulle frequenze di 500, 1.000 e 2.000 Hz).

Non conta la diagnosi in sé, ma quanto la condizione limita il bambino rispetto ai coetanei. Per questo anche un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) o l’ADHD possono dare diritto all’indennità, ma solo se la commissione riconosce difficoltà persistenti. Il riconoscimento non è automatico.

3. Frequenza

Il minore deve frequentare in modo continuativo o periodico almeno una di queste strutture:

  • scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, a partire dall’asilo nido;
  • centri di formazione o di addestramento professionale;
  • centri ambulatoriali, diurni o semiresidenziali, pubblici o privati convenzionati, specializzati in terapie o riabilitazione.

4. Reddito personale del minore

Il reddito del minore non deve superare il limite annuo fissato ogni anno dall’INPS: 5.852,21 euro per il 2026. Nella prossima sezione vediamo perché conta il reddito del figlio e non quello dei genitori.

Serve anche la residenza stabile in Italia. Per i cittadini non UE è richiesto un titolo di soggiorno valido.

Conta il reddito dei genitori? E l’indennità fa reddito?

In breve: conta solo il reddito personale del minore, non quello dei genitori. L’indennità non è tassata e non entra nel calcolo dell’ISEE.

Il reddito che conta è quello del figlio

Molti genitori rinunciano alla domanda perché pensano che il loro stipendio sia troppo alto. È un errore frequente: il limite di 5.852,21 euro riguarda il reddito personale del minore. Il reddito dei genitori e l’ISEE familiare non contano.

Nella maggior parte dei casi un bambino non ha redditi propri, quindi il requisito è soddisfatto. Può contare, ad esempio, se il minore è intestatario di immobili in affitto o riceve una rendita.

Non è tassata e non pesa sull’ISEE

L’indennità di frequenza è una prestazione assistenziale:

  • non è soggetta a IRPEF e non va dichiarata come reddito;
  • non si somma ai redditi nell’ISEE, perché le prestazioni legate alla disabilità ne sono escluse (art. 2-sexies del D.L. 42/2016).

Importo 2026 e quando viene pagata

Voce 2026
Importo mensile 340,71 €
Mesi pagati Solo quelli di effettiva frequenza, fino a 12
Esempio: anno scolastico di 9 mesi 3.066,39 €
Limite di reddito personale del minore 5.852,21 € all’anno

L’importo è uguale a quello dell’assegno mensile per gli invalidi civili parziali e viene aggiornato ogni anno.

Quanti mesi si ricevono

L’indennità segue la frequenza. Se il bambino va solo a scuola, di solito riceve le mensilità da settembre-ottobre a giugno. Se segue anche terapie o centri estivi riabilitativi, può arrivare a 12 mesi.

Quando arriva il pagamento

L’INPS paga l’indennità ogni mese, insieme alle altre prestazioni di invalidità civile, di norma nei primi giorni del mese. Le date esatte sono nel calendario dei pagamenti INPS.

Il primo pagamento richiede più tempo: arriva solo dopo il verbale e dopo che la famiglia ha inviato i dati per la liquidazione (vedi il passo 5 qui sotto). In quel momento l’INPS paga anche gli arretrati dal mese successivo all’inizio della frequenza.

Come fare domanda, passo per passo

La domanda è la stessa dell’invalidità civile: si chiede il riconoscimento sanitario e l’INPS valuta a quale prestazione ha diritto il minore.

  1. Certificato medico introduttivo. Il pediatra o il medico curante lo compila e lo invia online all’INPS. Ti consegna la ricevuta con il numero del certificato, che vale 90 giorni.
  2. Domanda online all’INPS. Entro quei 90 giorni il genitore presenta la domanda sul sito INPS (con SPID, CIE o CNS), oppure tramite un patronato. Nella domanda si collega il numero del certificato.
  3. Visita della commissione medica. L’INPS o l’ASL comunicano data e luogo della visita. Porta tutta la documentazione clinica aggiornata.
  4. Verbale. Dopo la visita ricevi il verbale con l’esito. Se riconosce le difficoltà persistenti, si apre la fase del pagamento.
  5. Dati per il pagamento e frequenza. Si inviano all’INPS i dati socio-economici, l’IBAN e le informazioni sulla frequenza (scuola o centro, date di inizio). Senza questo passaggio l’indennità non viene pagata.

Documenti necessari

  • Documento d’identità e codice fiscale del minore e del genitore che presenta la domanda
  • Ricevuta del certificato medico introduttivo
  • Documentazione clinica: diagnosi, relazioni di specialisti e terapisti, eventuale certificazione DSA
  • Iscrizione o frequenza della scuola o del centro (per le scuole private serve il certificato; per le strutture pubbliche basta l’autodichiarazione)
  • IBAN intestato o cointestato al minore o al genitore
  • Per i cittadini non UE, il titolo di soggiorno

La frequenza va comunicata di nuovo quando cambia, ad esempio al passaggio a un’altra scuola o all’inizio di una nuova terapia.

Indennità di frequenza e Legge 104

Sono due riconoscimenti distinti. L’indennità di frequenza è una prestazione economica. La Legge 104/1992 riconosce invece la condizione di handicap e dà accesso a tutele e agevolazioni, non a un assegno mensile.

Non serve la 104 per avere l’indennità, e la 104 da sola non la garantisce. Si possono però chiedere insieme, con la stessa domanda e nella stessa visita, indicandolo quando si presenta la richiesta.

Art. 3, comma 1 Art. 3, comma 3
Cosa riconosce Handicap Handicap in situazione di gravità
Per i genitori che lavorano Agevolazioni più limitate Permessi retribuiti (3 giorni al mese) e congedo straordinario
Rapporto con l’indennità Indipendente Indipendente

Approfondiamo le differenze tra comma 1 e comma 3 in questo articolo dedicato.

Con quali prestazioni è compatibile

Prestazione Si può avere insieme?
Indennità di accompagnamento No, bisogna scegliere
Indennità di comunicazione (sordità) No, bisogna scegliere
Indennità per ciechi civili parziali No, bisogna scegliere
Ricovero a tempo pieno in una struttura No, per il periodo del ricovero
Assegno unico universale Sì, con maggiorazioni per i figli con disabilità
Agevolazioni della Legge 104 Sì

Accompagnamento o indennità di frequenza?

L’indennità di frequenza e l’indennità di accompagnamento sono due prestazioni economiche dell’INPS per i minori con disabilità, ma si differenziano per gravità della situazione, requisiti di reddito e obbligo di frequenza scolastica o terapeutica

Se la commissione riconosce a tuo figlio l’indennità di accompagnamento, non può ricevere anche quella di frequenza. Di solito conviene l’accompagnamento: ha un importo più alto, non dipende dal reddito e non richiede la frequenza di una scuola o di un centro.

L’INPS lascia comunque scegliere il trattamento più favorevole. Nel dubbio, conviene confrontare le due opzioni con un patronato prima di decidere.

Arretrati, ricostituzione e ricorso

Arretrati

L’indennità spetta dal mese successivo all’inizio della frequenza, non dalla data del verbale. Se tra la domanda e il primo pagamento passano mesi, l’INPS deve pagare anche le mensilità arretrate.

Se il primo pagamento sembra incompleto, conviene controllare che le date di frequenza comunicate siano corrette. Se mancano mesi, si possono chiedere le somme arretrate all’INPS, anche tramite un patronato.

Ricostituzione INPS

Quando si deve rinnovare l’indennità di frequenza a settembre – per comunicare il nuovo anno scolastico o aggiornamenti sul reddito – la procedura formale da presentare all’INPS si chiama proprio “Ricostituzione per motivi documentali” o reddituali.

La domanda di ricostituzione serve a sbloccare o ricalcolare i pagamenti dell’indennità che l’INPS sospende durante i mesi estivi, qualora manchino i dati scolastici aggiornati o quando il minore cambia scuola o frequenta un nuovo centro.

Rigetto e ricorso

Se la commissione non riconosce il requisito sanitario, si può contestare il verbale con un accertamento tecnico preventivo davanti al tribunale (art. 445-bis c.p.c.). Il termine è di 6 mesi dalla comunicazione del verbale.

Per il ricorso serve un avvocato, spesso affiancato da un medico legale. Refil Care non segue il contenzioso, ma può aiutarti a riordinare la documentazione e a indirizzarti verso i professionisti giusti.

Fino a che età spetta? Cosa succede a 18 anni

L’indennità di frequenza cessa al compimento dei 18 anni. È un passaggio che conviene preparare con almeno un anno di anticipo, per due motivi.

1. Le prestazioni da adulto vanno chieste prima

Il ragazzo può passare alle prestazioni per invalidi civili maggiorenni: l’assegno mensile di invalidità (invalidità tra il 74% e il 99%) o la pensione di inabilità (invalidità al 100%).

Il D.L. 90/2014 (art. 25) permette di presentare la domanda amministrativa nei 6 mesi prima dei 18 anni. Così la nuova prestazione può partire dal compimento della maggiore età, senza mesi scoperti.

2. A 18 anni i genitori non rappresentano più il figlio

Finché il figlio è minorenne, è sotto la responsabilità genitoriale (una volta definita “patria potestà): sono i genitori a firmare, chiedere e decidere per lui.

Se per richiedere l’indennità di frequenza per un minore, la domanda deve essere presentata e firmata da chi esercita la responsabilità genitoriale, dal giorno dei 18 anni questo non vale più: il ragazzo diventa titolare dei propri diritti, del conto su cui arriva la prestazione e delle scelte che lo riguardano.

Se non è in grado di gestire da solo questi aspetti, la famiglia può chiedere al giudice tutelare di nominare un amministratore di sostegno (art. 404 c.c.). Spesso è un genitore o un familiare.

Il ricorso può essere presentato già nell’ultimo anno della minore età. Il decreto diventa efficace dal compimento dei 18 anni (art. 405 c.c.). In questo modo non c’è un periodo in cui nessuno può agire per il ragazzo.

Perché conviene farlo in anticipo?

I tempi della giustizia civile possono richiedere diversi mesi per fissare l’udienza e nominare formalmente l’amministratore. Presentare il ricorso a 17 anni assicura una continuità assoluta: il giorno del diciottesimo compleanno l’amministratore sarà già operativo, potendo gestire fin da subito i conti bancari, i rapporti con l’INPS (come il passaggio dall’indennità di frequenza a quella per maggiorenni) e le decisioni sanitarie senza blocchi burocratici

Il momento giusto per muoversi è il diciassettesimo compleanno. Refil Care affianca le famiglie in questo passaggio: valuta se l’amministrazione di sostegno serve davvero, ti orienta sulla procedura e sui documenti da raccogliere, e ti aiuta a organizzare la gestione economica dopo la nomina. Prenota una consulenza

Domande frequenti

A quanto ammonta l’indennità di frequenza nel 2026? 340,71 euro al mese, per i soli mesi di effettiva frequenza, fino a un massimo di 12.

Conta il reddito dei genitori? No. Conta solo il reddito personale del minore, che nel 2026 non deve superare 5.852,21 euro all’anno.

L’indennità di frequenza fa reddito? No. Non è soggetta a IRPEF e non entra nel reddito considerato dall’ISEE.

Quando viene pagata? Ogni mese, di norma nei primi giorni, insieme alle altre prestazioni di invalidità civile. Il primo pagamento arriva dopo il verbale e l’invio dei dati di frequenza e dell’IBAN.

Fino a che età spetta? Fino ai 18 anni. La domanda per le prestazioni da adulto si può presentare nei 6 mesi precedenti.

Serve la Legge 104 per averla? No, sono due riconoscimenti distinti. Si possono però chiedere insieme, nella stessa visita.

Spetta anche per DSA o ADHD? Può spettare, se la commissione riconosce difficoltà persistenti. La sola diagnosi non basta.

Hai dubbi sul percorso di tuo figlio?

Refil Care offre consulenza operativa alle famiglie: ti aiuta a capire a quali prestazioni può avere diritto tuo figlio, a organizzare i documenti e a prepararti al passaggio dei 18 anni, compresa l’eventuale amministrazione di sostegno. Non sostituiamo l’avvocato né il patronato: ti aiutiamo a capire quale strada prendere.

 

Altri articoli